IL PADRE DELLA DEFIBRILLAZIONE

 

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Il Medico e Veterinario danese Peter Christian Abildgaard si può ritenere il padre della defibrillazione, quando, alla fine del 1700, riuscì a fermare il cuore di una gallina e a farlo ripartire con una scarica elettrica. A differenza di quanto descritto nel romanzo di Mary Shelley, il noto “Frankestein”, qui ci si trovava di fronte ad una realtà clinica, la scossa elettrica era correlata con la vita. Da allora e nel corso di vari anni tale correlazione fu sempre più studiata e approfondita fino alla creazione di un vero e proprio strumento terapeutico per combattere l’arresto cardiaco: il defibrillatore.

 

ARRESTO CARDIACO

 

La causa di morte più diffusa nei Paesi occidentali è l’arresto cardiaco per fibrillazione ventricolare cardiaca, ed è prevalentemente dovuto a cardiopatia ischemica. L’arresto cardiaco extra ospedaliero è responsabile del 60-70% di tutte le cause di morte cardiovascolare.

L’Arresto Cardiaco si verifica quando il cuore cessa di pompare sangue e la circolazione diretta al cervello e al resto del corpo si blocca, si manifesta improvvisamente e i segni caratteristici sono rappresentati dalla perdita di coscienza, dall’assenza di respiro e di segni vitali, questo accade perché l’aritmia chiamata fibrillazione ventricolare, fa sì che il muscolo cardiaco si contragga in modo estremamente irregolare e caotica, determinando di fatto una assenza di motilità delle pareti cardiache. Fibrillazione ventricolare e conseguente arresto cardiaco sono nella maggioranza dei casi dovuti all’Infarto Miocardico Acuto, ma non solo. Avviene, anche se raramente,  anche nei giovani, spesso per patologie genetiche oppure specie negli atleti per commotio cordis .

Commotio cordis (dal latino “agitazione del cuore”) è un’interruzione spesso letale del ritmo cardiaco che si verifica a causa di un colpo all’area direttamente sopra il cuore (regione precordiale), in un momento critico durante il ciclo di un battito cardiaco causando l’arresto cardiaco. Commotio cordis si verifica soprattutto nei ragazzi e giovani uomini (età media 15), di solito durante gli sport, il più delle volte il baseball, spesso nonostante una protezione per il petto. E’ più spesso causata da un proiettile, ma può anche essere causato dal colpo di un gomito o altra parte del corpo. Essendo meno sviluppato, il torace di un adolescente è probabilmente più incline a questa lesione date le circostanze.

Il cervello durante un arresto cardiaco non è ossigenato, in questo modo può sopravvivere pochi minuti, l’unico mezzo efficace per interrompere la fibrillazione ventricolare è erogare una scarica elettrica nel più breve tempo possibile. Esistono degli apparecchi, i defibrillatori, che sono in grado di interrompere l’aritmia e far ripartire il cuore (Alessandro Capucci, Daniela Aschieri – “La defibrillazione precoce sul territorio”).

Nessuna ambulanza arriverà mai in tempo, il defibrillatore, dunque, deve essere lì, presente e doveva essere lì presente anche un medico , l’unico che lo poteva usare.

Perché il medico era l’unica persona che lo poteva usare?

Lo poteva usare solo un medico in quanto era necessario un atto medico: la diagnosi della patologia.  Se un defibrillatore senza capacità di autodiagnosi  è usato in maniera inappropriata su un cuore sano , scatena esso stesso la patologia che si vuole interrompere: la fibrillazione ventricolare.

 

DEFIBRILLATORI SEMIAUTOMATICI

 

Alla fine degli anni ‘90 la tecnologia ha sviluppato degli apparecchi intelligenti con diagnosi automatica, non occorre più un medico per utilizzarlo, basta appoggiare delle piastre sul torace del paziente e l’apparecchio, colloquiando con l’utilizzatore, analizza il ritmo cardiaco e propone all’utilizzatore di schiacciare il tasto oppure no (i nuovi apparecchi oggi compiono tutto ciò addirittura in autonomia…). Un uso inappropriato del defibrillatore non è più possibile, la scarica viene erogata solo e soltanto se il defibrillatore ravvede una patologia per la quale lo shock elettrico è indicato. Nasce così il defibrillatore semiautomatico apparecchio che è in grado  a fare automaticamente la diagnosi di aritmia ventricolare e dialogare con la persona che lo utilizza per guidarla nella procedura da eseguire.

 

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Seattle Rochester sono le prime città al mondo a dotarsi di questi defibrillatori intelligenti e prima i vigili del fuoco poi i comuni cittadini cominciano ad utilizzarli e a salvare le prime vite. L’aeroporto di Chicago li sistema in dei totem uno ogni 3 minuti di passeggiata salvando circa il 70% delle persone  (la sopravvivenza senza defibrillatori è inferiore all’1%), a Las Vegas li sistemano nei Casinò , ma ormai tutto il modo comincia  a diffondersi  questa nuova e miracolosa cura. Un medico della Casa Bianca ne è informato è acquista un defibrillatore semiautomatico e lo sistema nella Presidenziale dimora, dopo qualche mese un visitatore viene colto da arresto cardiaco defibrillato e salvato. Clinton, il Presidente in carica, ne viene informato, capisce l’enorme importanza di questa nuova tecnologia e riterrà opportuno pronunciare un discorso alla Nazione sui defibrillatori.

 

President William Jefferson Clinton in Harlem, New York

 

Good morning. For the last 7 years, we’ve worked hard to enhance the health and safety of the American people. Today I’d like to talk about new measures we’re taking to save the lives of many thousands of men and women who fall victim to one of America’s biggest killers, sudden cardiac arrest. Every day—every day—more than 600 Americans die from sudden cardiac arrest. In some cases, the cause is long-term coronary artery disease. In others, it can be triggered by intense  emotional or physical stress. Either way, the heart starts beating chaotically and cannot send blood to the brain and other vital organs. The key of survival is the speed of response. In addition to CPR, most cardiac arrest victims need an immediate electrical shock to restore the heart’s normal rhythm. When victims receive that shock within a minute, there’s a 90 percent chance of resuscitation. When it takes 10 minutes, the odds fall to less than 5 percent. Keep in mind, in a big city with a lot of traffic, it can often take far more than 10 minutes for emergency medical technicians to arrive. But thanks to new devices called automated external defibrillators, or AED’s, a person with moderate training can now administer lifesaving shocks to someone in cardiac arrest. An AED, which is about the same size and price as a good laptop computer, uses voice commands to lead the rescuer through every step and delivers a shock only if it’s necessary. Mike Tighe, a public health official in Boston, spent several years on a crusade to put AED’s in police cars and fire trucks. A year and a half ago Mr. Tighe needed an AED himself. Four hours into a flight from Boston to Los Angeles, his arm started flailing and his head fell forward. A flight attendant used an onboard AED and saved his life. The device had been installed on the plane only 2 days before. There are countless other stories of AED’s saving people’s lives. In the first 6 months after AED’s were installed at Chicago’s O’Hare Airport, 9 out of 11 people who went into cardiac arrest were saved. In Las Vegas, AED’s in hotels and casinos have increased the survival rate from 14 percent to a remarkable 57 percent. Just last week a visitor here at the White House collapsed and would have died if not for one of the AED’s that our medical unit acquired last year. On the basis of successes like these, it’s time for the National Government to help bring AED’s to public places all over America. Today I’m pleased to announce three major steps to achieve that goal. First, I’m directing the Department of Health and Human Services and the General Services Administration to develop guidelines for putting AED’s in all Federal buildings. To help with this effort, the American Heart Association and the American Red Cross have volunteered to train Federal employees to use AED’s. Second, I’m working with Congress to complete a vital piece of legislation that would not only encourage the installation of AED’s in Federal buildings but also grant legal immunity to good Samaritans who use them, whether in public or private building And third, I’m proposing a new rule that would require all commercial planes with at least one flight attendant to include an AED in their in-flight medical kit.If this entire Nation comes together to place AED’s in airplanes, Federal buildings, and other key locations, we can save more than 20,000 lives every single year. I expect there are very few people listening today who don’t know someone who has been struck down by sudden cardiac arrest. Perhaps a father, a great-aunt, a cherished teacher, a dear friend. With this new technology, we have the ability to turn around the odds. We can give average citizens the power to restart a heart and save a life. It is now our responsibility to bring this technology, this modern miracle, to every community in America.

Thanks for listening.

Presidential Radio Address – 20 May 2000

Tratto da http://en.wikisource.org/wiki/Presidential_Radio_Address_-_20_May_2000, William

Jefferson Clinton, 20/05/2000

 Buongiorno. Negli ultimi 7 anni abbiamo lavorato duro per migliorare la salute e la sicurezza della popolazione Americana. Oggi vorrei parlare delle nuove misure  che siamo adottando per salvare la vita di molte migliaia di uomini e donne che cadono vittime di uno dei più grandi assassini americani, l’arresto cardiaco improvviso.

Ogni giorno – ogni giorno – più di 600 Americani muoiono per arresto cardiaco improvviso. In alcuni casi, la causa è la malattia coronarica a lungo termine. In altri casi, può essere innescato da un intenso stress emotivo o fisico. In entrambi i casi, il cuore inizia a battere caoticamente e non è in grado di inviare sangue al cervello e agli altri organi vitali.

La chiave per la sopravvivenza è la velocità della risposta. In aggiunta alla CPR, la maggior parte  delle vittime di arresto cardiaco necessita di una immediata scossa elettrica per ripristinare il normale ritmo cardiaco. Quando le vittime ricevono tale shock entro un minuto, c’è un 90% di possibilità di rianimazione. Quando si impiegano 10 minuti, le probabilità precipitano a meno del 5%. Tenetelo a mente, in una grande città con molto traffico, spesso i tecnici dell’emergenza medica possono impiegare molto più di 10 minuti per arrivare.

Ma grazie ai nuovi dispositivi chiamati Defibrillatori Automatici Esterni, o AED, una persona con un breve training può ora rilasciare la scarica salvavita ad una persona in arresto cardiaco. Un AED, che ha circa la stessa dimensione e prezzo di un buon computer portatile, utilizza comandi vocali per guidare il soccorritore attraverso ogni step del soccorso e rilascia la scarica solo se è necessario.

Mike Tighe, un funzionario della Sanità pubblica di Boston, ha speso diversi anni in una crociata per posizionare gli AED nelle auto della Polizia e sui camion dei Vigili del Fuoco. Un anno e mezzo fa il Sig. Tighe ebbe bisogno lui stesso di un AED. Durante un volo di quattro ore da Boston a Los Angeles, il suo braccio iniziò ad agitarsi e la sua testa cadde in avanti. Un assistente di volo utilizzò  l’AED che si trovava a bordo e gli salvò la vita. Il dispositivo era stato installato sull’aereo solo 2 giorni prima.

Ci sono innumerevoli altre storie di persone salvate dall’AED. Nei primi 6 mesi dopo l’ gli AED sono stati installati all’Aeroporto O’Hare di Chicago, 9 persone su 11 che sono state colpite da arresto cardiaco sono state salvate. A Las Vegas, gli AED in hotel e casinò hanno aumentato il tasso di sopravvivenza dal 14% ad uno straordinario 57%. Proprio la scorsa settimana un visitatore qui alla Casa Bianca è collassato e sarebbe morto se non fosse stato per uno degli AED che la nostra unità medica ha acquistato lo scorso anno.

Sulla base di successi come questi, è tempo per il Governo Nazionale di contribuire a posizionare gli AED in tutti i luoghi pubblici d’America. Oggi ho il piacere di annunciare le tre fasi principali per raggiungere tale obiettivo. Primo, mi sto dirigendo al Dipartimento di Salute e Servizi Umani e Amministrazione Servizi Generali per sviluppare linee guida per il posizionamento degli AED in tutti gli edifici federali. Per contribuire a questo sforzo, l’American Heart Associaton e l’American Red Cross si sono offerti volontari per formare i dipendenti federali sull’utilizzo degli AED.

Secondo, sto lavorando col Parlamento per completare un pezzo vitale di una legislazione che non solo incoraggerà l’installazione degli AED negli edifici federali, ma concederà anche l’immunità legale ai buono samaritani che li utilizzeranno, sia in edifici pubblici che privati.

E terzo, sto proponendo una nuova legge che dovrebbe prevedere la presenza di un AED nel kit medico di volo su tutti gli aerei commerciali con almeno un assistente. Se l’intera nazione si riunisce per posizionare gli AED sugli aerei, negli edifici federali, e altri luoghi chiave, saremo in grado di salvare più di 20.000 vite ogni anno. Mi aspetto che ci siano pochissime persone all’ascolto oggi che conoscano qualcuno che è stato colpito da arresto cardiaco improvviso. Forse un padre, una prozia, un amato insegnante, un caro amico. Con questa nuova tecnologia, abbiamo la capacità di aggirare le probabilità.

Siamo in grado di dare al cittadino medio il potere di riavviare un cuore e salvare una vita. Ora è nostra responsabilità portare questa tecnologia, questo miracolo moderno, ad ogni comunità in America.

 Grazie per l’ascolto

 

CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA

 

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L’Arresto cardiaco lascia talmente poco tempo che l’unica speranza per chi ne viene colpito è che si attivi rapidamente la cosiddetta “catena della sopravvivenza”, i quattro anelli cruciali del trattamento dell’arresto cardiaco. Ciascun anello della catena è concatenato all’altro: se un anello è debole, tutta la catena rischia di spezzarsi. Il successo della catena della sopravvivenza corre sulla linea del tempo. La velocità di attivazione delle procedure esemplificate nella catena della sopravvivenza può significare la vita o la morte.

Il nostro compito è quello di organizzare la comunità in cui lavoriamo in modo tale da ridurre il tempo tra “la chiamata al 118 e il primo shock”. I quattro anelli comprendono i quattro passaggi fondamentali che permettono di arrivare rapidamente al soccorso avanzato, mantenendo attive le funzioni vitali del paziente.

Questi passaggi sono:

  1. Rapida chiamata al sistema di emergenza: componendo il numero telefonico 118 nella maggior parte delle regioni italiane si attiva l’operatore del sistema di emergenza che allerta il personale adeguato.
  2. Rapida rianimazione cardiopolmonare (CPR): se eseguita correttamente può aggiungere qualche minuto al tempo utile per la defibrillazione in attesa dell’arrivo del defibrillatore.
  3. Defibrillazione precoce, l’anello critico nel trattamento dell’arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare: dopo 10 minuti ogni tentativo di rianimazione è praticamente inutile.
  4. Soccorso avanzato (ACLS): dopo una defibrillazione efficace i pazienti necessitano di un trattamento medico avanzato (iniezione di farmaci, intubazione) durante il trasporto in ospedale.

Ogni anello è ugualmente importante, tuttavia è la defibrillazione precoce a essere considerata l’anello critico della catena, perché il tempo dal collasso alla defibrillazione è il principale fattore di sopravvivenza. Oggi tuttavia può essere potenziata grazie ai nuovi defibrillatori semiautomatici.

Tratto da “La defibrillazione precoce sul territorio”, di Alessandro Capucci e Daniela Aschieri
 

DEFIBRILLATORI SEMIAUTOMATICI IN ITALIA

 

Nel 1998 a Piacenza sono comparsi i primi defibrillatori semiautomatici affidati ai laici, a personale cioè non Sanitario: a semplici cittadini, diventando la prima città in Italia a dotarsene. Questo grazie al contributo del Prof. Capucci, Cardiologo e Primario ospedaliero di Piacenza, oggi Professore Ordinario della Cattedra Clinica Cardiologica dell’Università delle Marche e Primario Cardiologo dell’ospedale Torrette di Ancona che con la sua collaboratrice Dott.ssa Daniela Aschieri e altri collaboratori crearono il Progetto Vita.

Lo scopo era quello di affidare ai laici il compito di intervenire con un defibrillatore, in caso di arresto cardiaco nei primi 3/5 minuti successivi  alla perdita di coscienza causata da arresto cardiaco, durante i quali il paziente in fibrillazione ventricolare, se privo di conoscenza, è percepito dall’esterno come morto: al contrario egli è ancora vivo e, se opportunamente defibrillato, potrà sopravvivere.

Il messaggio era chiaro, il defibrillatore

  • si impara ad utilizzare in pochi minuti senza corsi complessi
  • è semplice da usare  sicuro ed efficace, alla portata di tutti

Non tutti accolsero con entusiasmo questa novità e non pochi problemi ebbero i pionieri che insieme al professor Capucci seguirono questa strada. La paura che una terapia così importante fosse affidata a gente giudicata inesperta (spesso queste osservazioni erano dettate dall’ignoranza sulla nuova tecnologia) procurano non pochi grattacapi di ordine legale, in seguito alcuni emeriti giuristi espressero le loro valutazioni in merito al problema che semplificarono e chiarirono i dubbi in merito.

 

ASPETTI GIURIDICI LEGATI ALL’USO DEL DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO

 

Pubblicazione del Novembre 2000 redatta da Giancarlo Trambajolo – Presidente aggiunto on. della Corte di Cassazione – Bologna

Da un’intervista al Dr. Alessandro Capucci, primario cardiologo dell’Ospedale Civile di Piacenza. Il medico risponde con pregevole sintesi e chiarezza: “La fibrillazione ventricolare è l’aritmia che, nel 90% dei casi, ferma il cuore. … La cura è la defibrillazione elettrica, mediante un apparecchio già noto da decenni che, dando una scossa elettrica al torace, ne produce l’azzeramento elettrico, con successiva ripresa dell’attività elettrica del cuore e, quindi, della contrattilità. …La defibrillazione è sempre un atto medico, in quanto deve essere preceduta dalla diagnosi di arresto cardiaco. In questi anni si è tentato, quindi, di portare il medico sul luogo dell’arresto cardiaco nel più breve tempo possibile……. il problema è che un’ambulanza attrezzata, in una città media, ha un tempo di intervento medio non inferiore a dieci minuti, troppi per salvare questi pazienti. Occorre anche aggiungere il tempo necessario ai soccorritori per rendersi conto di ciò che è accaduto e per telefonare al 118 (altri cinque o sei minuti). … Siamo di fronte ad una persona che morirà se non viene soccorsa. Esiste un apparecchio che la può salvare e che è in grado di diagnosticare l’aritmia ed erogare la scarica elettrica in maniera automatica… L’art. 348 del codice penale sancisce: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato (nella specie, professione medica) è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da £ 200.000 a £.1.000,000”. Prima dell’invenzione del defibrillatore semi automatico, non si poteva applicare la scarica elettrica al torace dei pazienti senza una diagnosi di arresto cardiaco. Tale diagnosi è un tipico atto sanitario, da compiersi ad opera di un medico. Del resto, è facile comprendere i pericoli ed i danni di un intervento non appropriato anche se eseguito per spirito di carità. …. Allora, per il giurista è chiaro che l’atto medico (la diagnosi di fibrillazione ventricolare) non promana dall’operatore (vigile urbano, poliziotto di Stato, carabiniere, vigile del fuoco o un comune cittadino in possesso di defibrillatore), ma proviene dal defibrillatore stesso, senza alcun margine di discrezionalità. Tanto più che, come si è detto, il defibrillatore non si carica nemmeno e, quindi, non emette la scarica elettrica se non diagnostica autonomamente la fibrillazione ventricolare (FV). Pertanto, come ha esattamente intuito il Presidente del Tribunale di Bolzano, Dott. Carlo Bruccoleri, nel suo conciso e chiarissimo parere pubblicato sul “Mensile italiano di soccorso” del gennaio 2000, l’abusivo esercizio della professione sanitaria non sussiste nel caso di impiego del defibrillatore semiautomatico … Tutto ciò esaurisce la questione giuridico-penale. Per abbondanza, si aggiunge che, in ogni caso, l’art. 593, comma secondo, codice penale, punisce penalmente chiunque “trovando un corpo umano, che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediate avviso all’Autorità”.

Orbene, il vigile urbano in possesso di un defibrillatore semi automatico, che entra in funzione ed eroga la scarica elettrica solo se accerta la sussistenza della fibrillazione ventricolare, senza alcuna discrezionalità da parte sua, agisce, in ogni caso, ai sensi dell’art. 51 comma primo del codice penale che recita: “L’ esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica (nella specie, l’art, 593 codice penale, poco sopra citato) …. esclude la punibilità”. Pertanto, anche l’art. 51 esclude la possibilità del reato di esercizio arbitrario della professione medica da parte del poliziotto o del vigile urbano che usi il defibrillatore. Infine, l’art. 54 codice penale recita: “Non è punibile chi ha commesso il fatto (esercizio arbitrario della professione medica, nella specie) per esservi stato costretto dalla necessita di salvare se od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”.

Dopo quanto si è detto, è sufficiente soffermarsi sull’ inciso “ne altrimenti evitabile” per concludere, data la pratica impossibilità di assicurare il soccorso con ambulanza nei fatidici dieci minuti, che l’uso del defibrillatore sarebbe, in ogni caso, un atto necessitato per evitare una morte e, quindi, tale da escludere il reato.

Autore: Giancarlo Trambajolo – Presidente aggiunto on. della Corte di Cassazione – Bologna

Dal 2000 in poi sorsero in Italia numerosi Progetti PAD (Pubblic Access Defibrillation) coordinati spesso da medici dell’emergenza o cardiologi, ma sorsero alcuni problemi legati alla defibrillazione, problemi a cui le società che vendevano i defibrillatori cercarono di far fronte e che crearono nuove società dedicate ai servizi sulla defibrillazione (ED Project, Technostar).

 

L’ORGANIZZAZIONE E IL TEMPO

 

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Numerose furono (e lo sono tuttora) attività benefiche finalizzate alla donazione di defibrillatori ma molte delle speranze ebbero un duro contraccolpo, non si ottenne il risultato sperato, delle vite si salvarono ma molte di meno rispetto a quelle auspicate, cos’era accaduto?

Si era immaginato che il solo possesso di un defibrillatore potesse esaurire il problema, ma non è così. Non è sufficiente avere i defibrillatori nel posto per risolvere i problemi e sconfiggere l’arresto cardiaco! I defibrillatori  se non usati tempestivamente sono inutili. Ma accadeva che i defibrillatori fossero gelosamente nascosti, chiusi a chiave in armadi inaccessibili oppure introvabili , i corsi dimenticati, piastre scadute batterie esaurite , dunque inutilizzabili. Tutto questo nasceva dalla assoluta disinformazione e dalla gestione non affidata a professionisti. Purtroppo spesso proprio a causa della mancanza di questi elementi molte iniziative alle quali era associata tanta buona volontà sono naufragate; i defibrillatori donati sono stati tanti,  ma pochi di questi sono utilizzati in maniera corretta, sono resi disponibili immediatamente in caso di necessità, poche persone sono state informate della loro presenza, molte di esse hanno paura ad utilizzarli. La norma spesso era che a distanza di pochi anni o addirittura mesi non si sapeva più dove fossero collocati. Questi problemi sono ancora più evidenti se consideriamo ampi spazi dove gli attori operanti sono tanti ed un responsabile medico perennemente presente spesso non c’è.

Si è reso evidente dunque  che un progetto di defibrillazione, per poter essere efficace, non può  prescindere dalla informazione (a cosa servono i defibrillatori), dalla formazione (come si usano i defibrillatori) e dalla gestione organizzativa e logistica degli stessi (chi si occupa dei defibrillatori). Si è capito quindi che sono necessarie linee guida chiare e semplici per la gestione dei defibrillatori, che facciano fronte a tali esigenze.

 

DAL 2001 AL DECRETO BALDUZZI

 

Nel 2001 lo Stato Italiano ha promulgato una legge che riconosce ai singoli cittadini il diritto/dovere di usare il defibrillatore. Altre norme successive (2003, 2008, 2011) fecero chiarezza sui corsi, definirono chi li poteva organizzare oltre al 118, ad esso quindi si aggiunsero associazioni pubbliche o private, che dovevano essere certificate; e infine si è arrivati al famoso Decreto Balduzzi (2013) con  cui viene resa obbligatoria la presenza del defibrillatore in tutte le società sportive, palestre ecc.

l Decreto Ministeriale denominato comunemente “Balduzzi”,

Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita,

ha introdotto l’obbligo per le società sportive di adottare il defibrillatore, fissando una serie di adempimenti in capo alle società, connessi al possesso del defibrillatore:
– presenza di personale formato pronto a intervenire (formazione)
– addestramento continuo (check attività)
– presenza di defibrillatore e sua facile accessibilità con cartello indicatore (logistica e installazione)
– gestione e manutenzione
– condivisione dei percorsi di emergenza territoriale (rapporti con il 118)
– posizionamento del defibrillatore accessibile e funzionante ad una distanza da ogni punto dell’impianto percorribile in tempo utile per garantire l’efficacia dell’intervento con personale addestrato
– presenza di personale garantita durante gare e allenamenti (gestione)
– numeri di soggetti da formare dipendente dal luogo in cui è posizionato il defibrillatore e dal tipo di organizzazione presente
– corsi effettuati…in conformità alle Linee guida Nazionali del 2003…D.M. 18 marzo 2011
– retraing ogni 2 anni
– defibrillatori sottoposti a verifiche ai controlli manutentivi secondo le scadenze (manutenzione e gestione) previste…nel rispetto delle vigenti normative in materia di apparati elettromedicali
– referente incaricato per il controllo
– le società sportive sono tenute ad informare tutti i soggetti che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti della presenza del defibrillatore mediante opuscoli, cartelloni, video, incontri, riunioni (informazione clinica e legale e suoi aggiornamenti)

La norma è di per se rivoluzionaria, in quanto non parla solo di dotazione di un defibrillatore ma indica la necessità di creare un vero e proprio piano di defibrillazione. Probabilmente questa norma non sarà quella definitiva, di certo però essa rappresenta una pietra miliare nella legislazione sulla defibrillazione: per la prima volta è stata sancita l’obbligatorietà della presenza del defibrillatore e ne indica le linee guida organizzative fissando precise responsabilità.

Il limite è che si limita alle strutture sportive ma … aspettiamo il futuro.

 

LND

 

La Lega Nazionale Dilettanti è stata la prima struttura sportiva in Italia che ha fatto cultura nel mondo sportivo sulla defibrillazione.

Risale al 2001 la prima conferenza a Roma dal titolo Calcio è Vita per i tesserati durante la quale si palava per la prima volta di defibrillazione.

La serie D qualche anno dopo si dotò di defibrillatori e ad oggi è l’unica organizzazione le cui squadre sono dotate tutte di defibrillatori.

Nel 2008 lanciò con il Progetto Elisir la prima esperienza Italiana di organizzazione con un vero piano di defibrillazione, i comitati provinciali furono dotati di defibrillatore, contenuto in una struttura (Totem Elisir) dotato di un pannello informativo (come si usa un defibrillatore) e delle informazioni tascabili sulle stesse procedure.

La Rivista di settore “Calcio Illustrato” ha ospitato spesso norme informative sull’arresto cardiaco e sulla defibrillazione e molti comitati provinciali sono stati informati direttamente sull’utilizzo del defibrillatore con corsi ad hoc.